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Mediazione obbligatoria al via

Dal 20 marzo 2011 la mediazione tra le parti diventa obbligatoria. Questo significa che prima di arrivare in Tribunale e seguire l’iter del giudizio ordinario, le parti coinvolte in una lite civile o commerciale, devono cercare un accordo amichevole.

Tra le materie interessate da questa nuova norma ci sono: diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento danni per responsabilità medica, da stampa o mezzi di pubblicità, contratti assicurativi, contratti bancari, contratti finanziari. Dal 2012 inoltre la conciliazione diventa obbligatoria anche in merito di controversie in materia di condominio, risarcimento di incidenti stradali e nautici.

Primi passi: come funziona la mediazione obbligatoria?

Il Ministero di Giustizia ha indicato 160 organismi di mediazione accreditati. Ogni cittadino può presentare domanda all’organismo da lui scelto via web (Organismi di mediazione accreditati dal Ministero della Giustizia consultabili nell’elenco del sito www.giustizia.it), compilare il modulo, anticipare 40 euro per l’avvio della procedura e aspettare di essere convocati. Durate queste pratiche l’assistenza legale non è necessaria e la nomina è solo una facoltà delle parti. Alla presentazione della domanda, il responsabile dell’organismo designa un mediatore e stabilisce anche l’importo dell’indennità che ciascuna parte è tenuta a pagare. Le tariffe partono da un minimo di 65 euro per liti di valore fino a 1.000 euro, per un massimo di 9.200 euro per quelle di importi superiori a 5 milioni di euro.

Entro 15 giorni il responsabile dell’organismo mette in calendario il primo incontro tra le parti.

Accordi tra le parti: le varianti possibili

Giunti al primo incontro conciliatorio, il mediatore si confronta con le parti per cercare una soluzione che soddisfi entrambe.

Le parti possono optare per la “Proposta”, possono cioè chiedere al mediatore di proporre una soluzione. In questo caso chi rifiuta la proposta e nella sentenza del giudice ottiene il medesimo contenuto della proposta, pagherà le spese del procedimento, anche se vince. Entro 7 giorni dalla formulazione della proposta, le parti devono inviare per iscritto l’accettazione o il rifiuto della proposta. Tacito dissenso per chi non risponde alla proposta.

Ecco i vari tentativi di conciliazione amichevole

Accordo raggiunto: Il mediatore redige il verbale al quale allega il testo dell’accordo che deve essere sottoscritto dalle parti. Patto stabilito, le parti non andranno in Tribunale.

Mancato accordo: nel caso non si trovi l’accordo, il mediatore redige il verbale di mancato accordo. Si inizia l’iter della giustizia ordinaria.

Tentativo fallito: se il convenuto non si presenta, il mediatore redige il verbale di fallimento del tentativo. Si può procedere con il giudizio ordinario.

Controversie di lavoro chiuse senza ricorso al processo:

conciliazione e arbitrato

Come la giustizia civile ordinaria, anche il contenzioso di lavoro è appesantito da tempi lunghi per arrivare ad un giudizio. Ecco che, per decongestionare questi contenziosi e garantire tempi più rapidi per la risoluzione delle liti, sono stati introdotti tre strumenti per realizzare queste finalità: la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato. Caratteristica comune a tutti e tre far evitare il ricorso in giudizio. In questa sede analizzeremo gli ultimi due strumenti.

Cos’è la conciliazione?

La conciliazione interviene quando la lite tra le parti è già insorta, ma ancora non è sfociata in una controversia giudiziaria. Durante la fase conciliatoria le parti cercano un accordo e se lo trovano lo certificano. Quest’accordo è munito di un’efficacia giuridica rinforzata per evitare ripensamenti, quindi ha un efficacia esecutiva.

Cos’è l’arbitrato?

Si tratta di una procedura analoga ad un processo di fronte ad un giudice, solo che “i giudici” nell’arbitrato sono soggetti privati.  Si propone come alternativa al processo ordinario. La legge ha rafforzato l’efficacia della “clausola compromissoria certificata”, con la quale un lavoratore si può impegnare, sottoscrivendolo, per devolvere tutte le controversie che potrebbero sorgere ad un collegio arbitrale. L’arbitrato si conclude con un lodo che ha la stessa efficacia di una sentenza.

Qual è la differenza tra conciliazione e arbitrato?

La differenza sostanziale tra le due procedure sta nel fatto che mentre la conciliazione può anche concludersi con un mancato accordo, qualora le parti non accettino la proposta della commissione per porre fine alla lite, l’arbitrato si conclude invece con l’emanazione di una sorta di sentenza che è il lodo arbitrale. Quest’ultimo ha efficacia vincolante tra le parti.

(fonte: Il Sole 24 ore)

La parola all’ Associazione ViviInsieme

Vento di cambiamento in atto nella giurisprudenza italiana.
Dal 20 marzo 2011 si rincorrono le notizie, i commenti e addirittura manifestazioni, scioperi e ricorsi al Tar.
La fiamma che ha incendiato gli animi dei professionisti dello Stivale è una sola: la mediazione civile.

Come abbiamo già spiegato nei precedenti articoli, negli ultimi 20 giorni (da quando è entrata in vigore) sono state numerose e diverse le discussioni.
Tra voci a favore, contrarie e gli eterni indecisi, la questione è sempre una sola: è giusto che un normale laureato (non necessariamente avvocato o commercialista) possa ricoprire il ruolo di mediatore civile?

A rispondere alla domanda numerosi pareri di professionisti del settore e, a detta di “qualcuno”, sembra che la “riforma incriminata” si sia già guadagnata una buona schiera di sostenitori, come si può notare in alcuni articoli pubblicati e promossi dall’Associazione ViviInsieme.
“Basta guardarsi intorno per registrare il moltiplicarsi di iniziative professionali o semplicemente divulgative che vedono per promotori e protagonisti soprattutto gli avvocati”. Parla chiaro Marco Ruggiero nel suo articolo “Gli avvocati e la mediazione civile”, nel quale spiega come con il passare del tempo sempre maggiori professionisti stiano promuovendo la riforma.

Malgrado tutto, spiega Antonio Lanzillotti nel suo pezzo “Prima settimana ok per la mediazione civile”, le critiche non sono sempre un male, anzi spesso sono costruttive e diventano un vantaggio.
Lo hanno spiegato le due professioniste del settore a favore della mediazione intervistate da Lanzillotti: “Così, mentre le frange della categoria avverse all’istituto si occupavano di inveire contro quella che chiamavano la ‘conciliazione obbligatoria’ o la ‘media conciliazione’ o tanto altro ancora, noi abbiamo potuto far conoscere la mediazione civile alle persone comuni in tutta tranquillità e senza il pericolo che quello che dicevamo fosse sminuito o svalutato il giorno dopo da qualche giornale”.

Se di critica si parla, sottolinea Laura Roberto in un suo articolo, che almeno sia costruttiva come quella di un gruppo toscano appartenenti alla categoria forense.
Gli avvocato toscani, riposta la Roberto, non sono “più disposti a tollerare che un compito così importante possa essere svolto da chi non abbia almeno una laurea in giurisprudenza o in economia”.

Le novità, si sa, fanno sempre paura, ma forse in questo caso non tutte le critiche vengono per nuocere.

La MEDIAZIONE CIVILE e tutte le bugie raccontate sul suo conto

(a cura dell’Associazione ViviInsieme)

Il D.Lgs. 28/2010 e il D.M. 180/2010 hanno introdotto e regolamentato il nuovo istituto giuridico della MEDIAZIONE CIVILE E COMMERCIALE o, semplicemente, MEDIAZIONE CIVILE. Lo strumento è finalizzato a risolvere una controversia civile prima che arrivi in tribunale o a porvi fine se è già iniziata.

La mediazione civile può essere facoltativa: riguardo ai diritti disponibili, quindi, si ha sempre la possibilità di avvalersi un mediatore piuttosto che intentare causa in tribunale. E’ invece obbligatoria prima di agire in giudizio per questioni riguardanti particolari materie indicate dalla legge (diritti reali, locazione, comodato, affitto d’azienda, divisioni, successioni ereditarie, responsabilità medica, diffamazione, contratti assicurativi, bancari e finanziari; dal 2012 anche per condominio e danni da circolazione di veicoli e natanti). Infine, può essere demandata dal giudice.

Nell’ambito della mediazione civile, la legge definisce espressamente i concetti fondamentali di:

mediazione (l’attività svolta da un terzo finalizzata a risolvere una controversia);

mediatore (il soggetto qualificato che svolge la mediazione);

organismo di mediazione (l’ente pubblico o privato presso il quale si svolge);

conciliazione (l’eventuale risultato positivo della mediazione).

Come strumento di risoluzione delle controversie, la mediazione civile è oggettivamente più semplice, più veloce e più economica rispetto a una causa civile. Infatti, visti gli ottimi risultati già ottenuti all’estero, è stata introdotta nel nostro Paese allo scopo di far diminuire il numero di cause civili da far giungere in tribunale e poter smaltire così l’enorme arretrato giudiziario esistente.

Sono in tantissimi a ritenere questo rivoluzionario strumento molto valido e in grado di far raggiungere ottimi risultati. Le uniche persone che sono contrarie alla mediazione civile sono quelle che hanno l’interesse, soprattutto economico, a lasciare la giustizia civile italiana nella grave situazione in cui si trova. Tant’è che esse hanno dato libero sfogo alla fantasia elaborando una serie di falsità e bugie sulle quali è opportuno fare chiarezza.

NON E’ VERO CHE LA MEDIAZIONE CIVILE SI CHIAMI “MEDIA-CONCILIAZIONE

Il termine “media-conciliazione” è stato inventato da coloro che sono ostili alla riforma per ridicolizzarla e per creare confusione. Infatti, è usato in prevalenza da costoro. Fonti anche molto autorevoli si sono già espresse sull’inesattezza di questo nome e sul fatto che contrasti con le definizioni dettate dalla legge (Guida al Diritto del 7 marzo 2011). Non a caso, il Ministero della Giustizia utilizza soltanto i nomi mediazione civile oppure mediazione civile e commerciale.

NON E’ VERO CHE LA MEDIAZIONE CIVILE ALLUNGHI I TEMPI PER OTTENERE GIUSTIZIA

Per legge, il procedimento di mediazione può avere una durata massima di 4 mesi. Quindi, un tempo sufficiente per gestire in modo appropriato una questione e per tentare di risolvere definitivamente la controversia, ma di gran lunga inferiore ai 9 anni di durata media di una causa civile in Italia.

NON E’ VERO CHE LA MEDIAZIONE CIVILE VADA A “PRIVATIZZARE LA GIUSTIZIA”

Il ricorso al tribunale è sempre possibile ma, su alcune materie, soltanto dopo aver fatto un ultimo tentativo per arrivare a una conciliazione: la mediazione civile, appunto, la quale si può svolgere presso organismi di mediazione, sia privati che pubblici, scelti liberamente. Inoltre, il mediatore civile non è un giudice, quindi non stabilisce chi ha ragione e chi ha torto, ma aiuta le parti a trovare una soluzione che sia in grado di soddisfare entrambe.

NON E’ VERO CHE LA MEDIAZIONE CIVILE ABBIA UN COSTO DI 9200 EURO

Il compenso del mediatore è proporzionato al valore della lite. E’ pari a 9200 euro soltanto per le controversie di valore superiore a 5 MILIONI di euro (!) Per ogni tipo di controversia, comunque, il costo della mediazione civile non soltanto è sempre certo, ma è di gran lunga inferiore a quanto si spenderebbe intentando una causa civile. Inoltre, la mediazione prevede agevolazioni e ulteriori riduzioni, ed è gratuita per chi non può permettersela.

NON E’ VERO CHE LA MEDIAZIONE CIVILE SIA UN COSTO AGGIUNTIVO SENZA GARANZIE

La mediazione civile ha costi e tempi certi prestabiliti dalla legge. Invece, una causa civile ha una durata molto più lunga e sempre incerta (la media nazionale è di 9 anni), e un costo sicuramente maggiore e di ammontare indeterminato. Quanto alle garanzie, intentare causa in tribunale non significa avere la garanzia di vincere o di ottenere giustizia. Tutt’altro. In sede di mediazione civile, invece, è altamente probabile che le parti, interagendo tra di loro e con il mediatore, possano individuare una soluzione che soddisfi tutti in modo veloce ed economico.

Per avere una conferma sui dati qui riportati e per maggiori informazioni riguardanti la mediazione civile, visitare il sito del Ministero della Giustizia [ www.giustizia.it ]

Ultimi aggiornamenti dall’Associazione “Vivinsieme” sulla Mediazione civile

a cura di Antonio Lanzillotti

11 maggio 2011

Mediazione civile: svelata la strategia dei detrattori

E’ forse finalmente chiara la strategia che spinge coloro che sono contrari alla mediazione civile e commerciale a evitare in tutti i modi di pronunciare il suo vero nome. Si tratta pur sempre di un’ipotesi, ma che risulta in questo caso altamente probabile perché si basa su alcune ammissioni sfuggite ai diretti interessati e, soprattutto, su semplici verifiche che chiunque può fare.

Ma andiamo con ordine. Probabilmente in molti si saranno accorti del fatto che lo strumento giuridico introdotto dal D.Lgs. 28/2010 è chiamato in mille modi differenti. Il Ministero della Giustizia e in generale tutti coloro che sono favorevoli a questo nuovo istituto lo chiamano con nomi in linea con le definizioni fornite dalla legge: ossia, “mediazione civile e commerciale” o semplicemente “mediazione civile“. Oltre ai nomi ufficiali, sui mezzi di informazione vengono utilizzati (in verità, sempre meno) altri nomi, del tutto inesatti, ma che comunque sono frutto più di una scarsa conoscenza della materia che di una vera volontà denigratoria: “conciliazione” (tout court), “mediazione conciliativa“, “conciliazione obbligatoria“, “mediazione obbligatoria“, ecc. Infine, e arriviamo al punto, vi sono i contrari alla riforma i quali hanno inventato un vero e proprio nome alternativo che utilizzano quotidianamente per parlare male dell’istituto: “media-conciliazione” (tra l’altro, con le due parole ora scritte staccate, ora attaccate, ora col trattino, con la sbarra o altro).

Pur essendo chiaro sin dall’inizio lo scopo di cotanta creatività linguistica (ossia creare confusione tra la gente per impedire la diffusione dello strumento), sino ad ora sfuggiva ancora il modo preciso con il quale si mirava a raggiungere questo risultato.

Anche stavolta, una possibile risposta viene fornita da Google, il principale motore di ricerca al mondo, e si basa sulla considerazione che, al giorno d’oggi, qualunque tipo di informazione passi inevitabilmente attraverso internet. Immaginiamo che un cittadino qualsiasi voglia trovare in rete alcune notizie sull’argomento. Ebbene, qualunque ricerca effettuata utilizzando il nome “mediazione civile” gli restituirà sempre, come risultato, una serie di siti web (primo fra tutti, quello del Ministero della Giustizia) che parlano di questo istituto in termini oggettivi e corretti. Al contrario della ricerca svolta digitando il nome “media conciliazione“, che spesso restituisce risultati che parlano della mediazione civile in termini negativi e mirano a screditarla. Volendo fare un esempio spiccio ma calzante, è come se un cittadino straniero cercasse informazioni sugli italiani utilizzando la parola “mafiosi“, magari dopo averla sentita dire in tv. E’ facile intuire il tipo di documenti nei quali egli si potrebbe imbattere e quale opinione potrebbe maturare nei nostri confronti.

Risulta pertanto evidente il biasimevole motivo per il quale i bastian contrari cerchino in tutti i modi di non incentivare la diffusione del vero nome della mediazione civile e di parlare, sempre e comunque, di “media conciliazione“. Tutto ciò spiegherebbe l’utilizzo costante di un nome del tutto sconosciuto alla comunicazione istituzionale e sul quale fonti anche molto autorevoli si sono già pronunciate in modo preciso sottolineandone il contrasto con le definizioni dettate dalla legge (per tutte, la Guida al Diritto de Il Sole 24 Ore del 7 marzo 2011).

Se dunque è sempre stato evidente che il successo di questa riforma, definita da alcuni come epocale, si sarebbe giocato anche e soprattutto sul campo della comunicazione, ora che questa bizzarra strategia contro-informativa può essere finalmente chiara a tutti, coloro che ne sono gli artefici di certo non fanno una gran bella figura. A farne le spese è in particolare la loro credibilità, visto che, in un campo rigoroso quale è quello del diritto, simili “evoluzioni linguistiche” finiscono inevitabilmente per far sembrare colui che le compie semplicemente ridicolo.