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Gli speculatori e i retroscena sul costo del petrolio

Il mercato dell’oro nero è dominato da speculatori che attraverso scarsi controlli governativi, spingono all’insù il valore del petrolio. Nel 2008 uno degli effetti più negativi è stato il prezzo esorbitante del petrolio che ha toccato i 147 dollari al barile. Un problema che nasce dalle scommesse e dei depositi bassi (pari al 5-10% in contanti) degli speculatori che vengono lasciati fare dal Governo americano nonostante  il Parlamento potesse modificare la normativa vigente. Questo è quello che pensa l’ex giornalista e scrittrice Leah McGrath Goodman che tiene a precisare come i trader siano nati trent’anni fa in risposta ai wasp (bianchi anglosassoni protestanti) che governavano Wall Street.  Un’unione di immigrati, ebrei, irlandesi e italiani di umili origini. I trader e gli speculatori tuttavia sono necessari: danno infatti liquidità al mercato, il cui scopo originario è permettere ai produttori e commercianti di proteggersi dalle oscillazioni dei prezzi, fissando in anticipo quanto dovranno pagare o potranno incassare per la consegna di una quantità di merci. Tuttavia si sono espansi, entrando in vari ambienti come banche, gruppi petroliferi e addirittura compagnie aeree, scommettendo solo per far profitti, in una sorta di gioco d’azzardo, almeno secondo la Goodman. I trader sono amici degli organi di controllo e dei politici e la crisi economica non ha smosso questa situazione. Inoltre ora la guerra in Libia accentua la problematica del costo del petrolio, aumentando le speculazioni economiche.

(fonte:Corriere Economia)