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Mission

Conoscenza, professionalità e aggiornamento. Sono questi i principi cardini dello Studio Marsicano Corporate, che grazie all’esperienza più che trentennale del fondatore dottor Gerardo M. Marsicano è divenuto un punto di riferimento del settore non solo in Italia, ma anche all’Estero.

La nostra rete in Italia

Lo Studio Marsicano Corporate è presente nel tessuto italiano con una fitta rete di studi “Corporate” e di Studi legali specializzati in diritto bancario e societario, primo fra tutti lo Studio Legale Marsicano (www.studiomarsicano.it).

L’arma vincente è data non solo dalla professionalità e l’esperienza pluriennale, ma anche da strutturate competenze specialistiche in materie economico-giuridiche. Le capacità di un gruppo di lavoro valido, eterogeneo, ed esperto forniscono il  giusto supporto – concreto e completo – alla elaborazione dei progetti.

La nostra rete all’estero

Studio Marsicano Corporate non è solo “made in Italy”. Grazie ad una fitta e nutrita schiera di Partners opera con un raggio di azione che copre tutta l’Europa (Malta e Cipro compresi), fino ad arrivare Oltreoceano, nelle principali città degli States.

Ma non è tutto.

Lo Studio Marsicano Corporate mette a disposizione in Europa (Fonti del Diritto dell’U.E.) le proprie competenze ed esperienze nelle iniziative volte alla tutela dei Consumatori/Utenti.

Se vuoi saperne di più leggi l’approfondimento e clicca qui!

Le fonti del diritto dell’Unione europea

Le fonti del diritto dell’Unione Europea sono di tre tipi: le fonti primarie, le fonti derivate e le fonti di diritto complementare.

Le fonti primarie, o diritto primario, comprendono essenzialmente i trattati istitutivi delle Comunità europee e dell’Unione europea.

Le fonti derivate sono costituite da atti normativi fondati sui trattati.

Il diritto derivato comprende il diritto derivato unilaterale e il diritto convenzionale.

Gli atti unilaterali possono essere classificati in due categorie: gli atti menzionati nell’art. 249 del trattato che istituisce la Comunità europea, ossia il regolamento, la direttiva, la decisione, i pareri e le raccomandazioni. Gli atti non menzionati all’art. 249 del trattato che istituisce la Comunità europea, ossia i cosiddetti atti atipici, come le comunicazioni, le raccomandazioni, i libri bianchi e i libri verdi.

Le fonti complementari sono composte da atti normativi non previsti dai trattati.

Si tratta della giurisprudenza della Corte di giustizia, da un lato, e del diritto internazionale e dei principi generali del diritto, dall’altro.

Il diritto primario: I Trattati

Il diritto primario, denominato anche fonte primaria o diritto originario, costituisce il diritto supremo dell’Unione e della Comunità europea, che è comparabile al diritto costituzionale a livello nazionale.

Esso prevale su qualsiasi altra fonte del diritto comunitario e spetta alla Corte di giustizia far rispettare questa supremazia attraverso varie forme di ricorso, come il ricorso per annullamento (art. 230 del trattato che istituisce la Comunità europea TCE), nonché la richiesta di pronuncia in via pregiudiziale (art. 234 TCE)

Esso è formato essenzialmente dai trattati istitutivi delle Comunità e dell’Unione europea, e costituisce l’elemento culminante dell’ordinamento giuridico europeo.

Questi trattati enunciano le regole sia formali che sostanziali le quali definiscono il quadro al cui interno le istituzioni pongono in essere le varie politiche della Comunità e dell’Unione.

Le regole formali stabiliscono segnatamente la ripartizione delle competenze fra l’Unione e i suoi Stati membri, nonché i poteri delle istituzioni.

Le regole sostanziali definiscono la sfera d’applicazione delle politiche e strutturano l’intervento delle istituzioni in ognuna di esse.

La seconda fonte del diritto dell’Unione europea.

Gli atti convenzionali: gli Accordi

Gli accordi internazionali sono la seconda fonte del diritto dell’Unione europea e permettono all’Unione di sviluppare le sue relazioni economiche, sociali e politiche con il resto del mondo. Gli atti convenzionali risultano da un accordo di volontà tra le istituzioni europee e un terzo.

Tale accordo crea diritti e obblighi. Esistono tre tipi di atti convenzionali nel diritto europeo. Vi sono innanzitutto gli accordi internazionali firmati tra la Comunità o l’Unione europea, da un lato, e un paese o un’organizzazione terza dall’altro.

Vi sono poi gli accordi tra Stati membri, chiamati anche convenzioni comunitarie. Vi sono infine gli accordi interistituzionali, che sono modalità di cooperazione tra le istituzioni dell’Unione europea. Si tratta sempre di accordi conclusi tra soggetti di diritto internazionale (Stati o organizzazioni) e diretti a istituire una collaborazione a livello internazionale.

Il diritto derivato

Introduzione

Il diritto derivato costituisce la terza fonte importante del diritto comunitario dopo i trattati (diritto primario) e gli accordi internazionali. Il diritto derivato può essere definito come l’insieme degli atti normativi adottati dalle istituzioni europee in applicazione delle disposizioni dei trattati.

Fanno parte del diritto derivato gli atti giuridici vincolanti (regolamenti, direttive e decisioni) e non vincolanti (risoluzioni e pareri) previsti dal trattato CE, ma anche tutta una serie di altri atti, come ad esempio i regolamenti interni delle istituzioni e i programmi d’azione comunitari.

Il Regolamento

Il regolamento comunitario è un atto normativo definito dall’articolo 249 del Trattato CE.

Adottato dal Consiglio insieme con il Parlamento o dalla sola Commissione, il regolamento è un atto generale e obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli stati membri.

A differenza delle direttive, che sono indirizzate agli Stati membri, e delle decisioni, che hanno destinatari ben determinati, il regolamento si rivolge a tutti.

Esso è direttamente applicabile, cioè crea diritto la cui osservanza si impone immediatamente in tutti gli Stati membri alla stessa stregua di una legge nazionale e senza alcun intervento ulteriore da parte delle autorità nazionali.

Il trattato costituzionale, in corso di ratifica, include sotto la denominazione di leggi europee degli atti simili ai regolamenti comunitari e stabilisce la gerarchia normativa fra regolamento di base e regolamento di attuazione, operando una distinzione fra le leggi europee e i regolamenti delegati.

La Direttiva

La direttiva rientra nel repertorio degli strumenti giuridici di cui si servono le istituzioni europee per attuare le politiche comunitarie. Si tratta di uno strumento utilizzato tipicamente nel quadro degli interventi di armonizzazione delle legislazioni nazionali.

Adottata dal Consiglio insieme con il Parlamento o dalla sola Commissione, la direttiva ha come destinatari gli Stati membri.

Il suo obiettivo principale è quello di ravvicinare le legislazioni.

La direttiva vincola gli Stati membri per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma lascia loro la scelta della forma e dei mezzi per realizzare gli obiettivi comunitari nel quadro del loro ordinamento giuridico interno.

Quindi, essa è obbligatoria in tutti i suoi elementi e quindi non può essere applicata in modo incompleto selettivo o parziale.

Se gli Stati membri non recepiscono la direttiva nel diritto nazionale o se il recepimento è incompleto o tardivo, i cittadini possono comunque far valere la direttiva in questione dinanzi ai tribunali nazionali.

Nel progetto di trattato costituzionale, le direttive cambiano nome e diventano “leggi quadro europee”.

La Decisione

La decisione è uno strumento giuridico con il quale le istituzioni europee attuano le politiche comunitarie. Adottata dal Consiglio, da quest’ultimo insieme con il Parlamento europeo oppure dalla Commissione, la decisione è l’atto mediante il quale le istituzioni comunitarie deliberano su casi particolari.

Tramite una decisione, le istituzioni possono esigere che uno Stato membro o un cittadino dell’unione agisca o si astenga dall’agire in un certo modo e possono conferire diritti o imporre obblighi.

La decisione prevista dall’art. 249 del trattato è: individuale (i destinatari della decisione devono essere individualmente designati, cosa che distingue la decisione dal regolamento); obbligatoria in tutti i suoi elementi.

Oltre alle decisioni di cui all’art. 249, esistono decisioni senza destinatario e decisioni del terzo pilastro (cooperazione di polizia o giudiziaria in materia penale).

La Costituzione elabora una nuova tipologia di atti che comprende la “decisione europea”. La decisione europea di portata individuale corrisponde alla decisione di cui all’art. 249. La decisione europea di portata generale diventa lo strumento di base della politica estera e di sicurezza comune.

Altri atti

La Raccomandazione

La raccomandazione permette alle istituzioni di suggerire una linea di condotta senza creare un obbligo giuridico in capo ai destinatari (gli Stati membri, altre istituzioni e, in alcuni casi, anche i cittadini dell’Unione).

Il Parere

Il parere è un atto che permette alle istituzioni di pronunciarsi in modo non vincolante, cioè senza imporre un obbligo giuridico ai destinatari. Lo scopo è quello di definire il punto di vista dell’istituzione su una questione.

Azione comune (politica estera e di sicurezza comune)

L’azione comune è uno strumento giuridico previsto dal titolo V del trattato sull’Unione europea. Si tratta pertanto di uno strumento di tipo intergovernativo. Adottata dal Consiglio dell’Unione europea all’unanimità o, in alcuni casi, a maggioranza qualificata, l’azione è vincolante per gli Stati membri, i quali a meno di difficoltà rilevanti, sono tenuti a raggiungere gli obiettivi fissati.

Altri documenti delle istituzioni

Comunicazione della Commissione

La grande maggioranza delle comunicazioni della Commissione (documenti COM) sono proposte legislative. Fra gli altri documenti COM, i più importanti sono:

i Libri bianchi, che contengono un insieme di proposte di azione comunitaria in un settore specifico. Essi costituiscono a volte un prolungamento dei libri verdi, il cui scopo è quello di avviare un processo di consultazione a livello europeo. Quando un libro bianco è accolto favorevolmente dal Consiglio, né può eventualmente scaturire un programma d’azione dell’Unione nel settore interessato;

i Libri verdi sono diretti a stimolare una riflessione e avviare una consultazione a livello europeo su un argomento particolare.

Le consultazioni avviate da un libro verde possono condurre alla pubblicazione di un libro bianco, che proporrà un insieme di misure concrete di azione comunitaria.