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Speciale crack finanziari

Titoli a rischio: i casi più eclatanti

Parmalat, bond argentini, Cirio e Lehman Brothers sono alcune delle società fallite negli ultimi anni che hanno causato la rovina di molti risparmiatori, italiani e non, che avevano investito nelle azioni di queste società. Nei bond argentini 440.000 italiani sono stati coinvolti, per Cirio 35mila persone hanno perso 1,5 mld e si aspetta per maggio la sentenza finale del processo penale, mentre Lehman Brothers ha coinvolto 200mila correntisti e la metà di loro è ancora esposta per un miliardo di dollari. I 135 mila investitori della vecchia Parmalat invece hanno recuperato fino al 70% dell’investimento grazie alla titolarità ed ai dividendi delle azioni della nuova Parmalat; tali azioni sono state loro assegnate in cambio dei titoli della vecchia Azienda, in loro possesso.

Una delle strade per recuperare parte dei soldi è quella di rivolgersi ad un tribunale. Tuttavia agli investitori truffati non bastano né la Mifid né le class-action segnalate dalle associazioni dei consumatori a evitare le sorprese a causa della lentezza della giustizia italiana. Ecco perché occorre prevenire i rischi “attraverso una consulenza equilibrata da parte degli intermediari che dovrebbero suggerire al cliente una strategia di diversificazione e titoli con rischi adeguati alle reali possibilità di “sopportazione”.”(M. Frisone, Il Sole 24 ore). In realtà nel caso Parmalat era difficile comprendere cosa stesse accadendo, visto che i dirigenti della vecchia  Parmalat, sembra alterassero i bilanci e “sbianchettassero” i conti; insomma “inventavano i soldi” per citare Il Gioiellino, il recente film di Molaioli sul crack della società di Tanzi.

Nel 2000 per i bond argentini, il mercato stimava un reale pericolo di default nel paese sudamericano. Per la non adeguata consulenza delle banche, molti risparmiatori sono incappati proprio in questo default. Ma oggi qual è il paese più a rischio? Di sicuro la Grecia, il tasso di default implicito è del 18,88 %; ciò significa che lo stato ellenico corre un alto rischio di default %  entro un anno. Alla Grecia seguono il Portogallo (10,89% in un anno) e l’Irlanda (8,13%).

Tutela dei risparmiatori: come prevenire i danni

La prima regola per chi vuole recarsi da un consulente finanziario o da una banca è: impossibile investire senza rischi. È un dato di fatto che non esistono operazioni sicure al 100%. Di solito quando i rendimenti sono generosi, i rischi sono altrettanto alti (come nel caso dei bond argentini in passato e del debito sovrano in Portogallo oggi:  qui nemmeno le banche locali sono più disposte a sottoscrivere le obbligazioni emesse dal proprio paese). Per i piccoli risparmiatori oggi ci sono più regole poste a loro tutela dalle Autorità di vigilanza come ad esempio la Consob. Quest’ultima chiede nei prospetti bancari, per ogni investimento , un chiaro confronto con i titoli di Stato per rendere più chiara la comprensione dei rischi e dei rendimenti e anche una maggiore trasparenza nelle pubblicità finanziarie, all’insegna dell’oggettività dei prodotti offerti. Tuttavia i testi pubblicitari e i documenti tra banca e investitore, vanno letti da una persona esperta, possibilmente da un consulente indipendente, inoltre è vietato suggerire strumenti finanziari se non si conosce il profilo di rischio del cliente. Se tuttavia dopo queste precauzioni, qualcuno si è fidato troppo ed ha perso i propri risparmi, il percorso da intraprendere è la class action, un’azione collettiva promossa da un gruppo di risparmiatori truffati che danno mandato ad un’associazione dei consumatori o agiscono in proprio. Entrata in vigore il primo gennaio 2010, la class action più nota, quella Parmalat, ha coinvolto 32mila partecipanti al comitato “clienti sanPaolo Imi” come sottolinea Carlo Federico Grosso, avvocato che ha difeso i risparmiatori. L’impresa è stata possibile grazie al supporto economico e organizzativo del SanPaolo Imi resosi indispensabile considerando i costi elevati dell’azione legale e le procedure infinite e laboriose. I clienti non hanno sborsato un euro e sono stati risarciti del 70% dell’investimento in obbligazioni. Tuttavia gli altri 103mila non hanno ancora ricevuto un rimborso.

Bond argentina: le speranze degli investitori

A 10 anni di distanza i tango bond risultano un problema irrisolto. Alcuni hanno provveduto a intentare cause individuali contro le banche: i tribunali hanno spesso dato loro ragione, condannando gli istituti di credito a rimborsare i clienti. Dal 1999 le banche hanno venduto i bond, il crack dell’Argentina è avvenuto nel 2001, ma già da tempo si ventilavano  i rischi. Sono 440 mila i piccoli risparmiatori che hanno perso i loro risparmi (per un valore di 12 miliardi di dollari), soldi accumulati magari in un’intera vita. Alcuni hanno potuto aderire al secondo swap proposto dalla Repubblica Argentina lo scorso giugno, ovvero il cambio dei vecchi titoli con nuovi per un valore equivalente rispetto al valore di quelli andati in default, più un conguaglio in contanti. Esiste anche l’arbitrato, una procedura promossa dalla Fta dinanzi all’Icsid, che attualmente coinvolge 60mila investitori. Per aderire basta una raccomandata alla propria banca per interrompere i termini di prescrizione. In questo modo si può ricorrere contro i collocatori e non soltanto contro la Repubblica Argentina.

Index/Lehman Brothers: i rimborsi italiani

In Italia, chi non ha trovato un accordo per le polizze index linked aventi come sottostante i titoli della Lehman Brothers, il colosso bancario fallito nel 2008, si è rivolto al giudice. Una vittoria importante è arrivata a Tivoli dove un’ordinanza emessa il 21 gennaio 2011 ha riconosciuto l’applicabilità del nuovo rito sommario civile, disciplinato dagli articoli 702 bis e seguenti del codice di procedura, condannando la Cnp Unicredit Vita a restituire le somme investite dall’assicurato maggiorate degli interessi legali. Un caso risolto in maniera opposta invece a Cassino dove il Tribunale, con una sentenza del 12 dicembre 2010, ha rigettato la domanda di un cliente, titolare anch’esso di una polizza Performance 8, condannando l’assicurato anche al pagamento delle spese legali.

(FONTE: Il sole 24 ore)